lunedì 29 febbraio 2016

Morale pubblica, senso comune e bioetica: confini e distinzioni.

Non parlerò dell'affaire Vendola se non marginalmente. Troppo squallore per il mio stomaco. La questione è, però, rilevantissima al livello dei limiti della bioetica sui quali dobbiamo, tutti, interrogarci.



Io sono una persona di mentalità aperta e moderna, e non cedo una virgola su questo fronte semplicemente per oppormi al postmodernismo perché qualsiasi modernità, anche capitalistica, pur con le sue mille contraddizioni, è sempre stata mille volte meglio di qualsiasi pre-modernità.

Però vorrei che si comprendesse il senso del limite e dei confini tra i concetti.

Esemplifico, perché come filosofo non sono un granché.

Paradigma della modernità.


Paradigma della postmodernità.



Spiegazione delle motivazioni.

Secondo Giorgio Cremaschi.
Secondo vari gruppi di femministe francesi.
Secondo me stesso, prima del caso di cronaca.


L'adozione del figliastro, era una cosa giusta.
Offre garanzie a bambini e bambine che già sono a questo mondo, ma come si fa nella maggior parte dei paesi a questo mondo, per evitare episodi di sfruttamento, la strada maestra è riconoscere pari diritti e garanzie a persone già esistenti mettendo contestualmente al bando, stabilendo anche norme sulla perseguibilità, la pratica dell'utero in affitto, denominato in questo modo proprio in quanto pratica di natura commerciale. ( se vogliamo circoscrivere a consanguinei, o rimettere al giudizio di un giudice nel caso di strettissime amiche in tutti i casi limitando il fenomeno ad una pratica di esclusivo altruismo senza che interrocorrano relazioni commerciali, non ho problemi a discuterne ).

Ma se non ci si è arrivati in primis ciò dipende dalla cattiva fede confessionalista del PD, che avendo torto marcio nel merito ha organizzato un trappolone mediatico al m5s.
Ed in parte non ci è si è arrivati anche perché la pratica dell'utero in affitto, SCOLLEGATA dalla questione dell'azione dei figliastri, vede l'opinione pubblica a larghissima maggioranza contraria per questioni che col moralismo confessionalista e il conformismo borghese, spessissimo, NON C'ENTRANO UN BELL'ACCIDENTE DI NIENTE!
Mi sento costernato constatando che in Italia chi dovrebbe difendere la prospettiva culturale della laicità e di una mentalità morale moderna, è schiavo dei cazzi privati e personali del proprio leader, nei cui confronti il culto della personalità va fin oltre quel che abbiamo conosciuto ai tempi del "migliore". ( pietà ).

Così invece di una discussione serena e affrontata con spirito laico, abbiamo un 3,2% di.....boh, neanche so come definirli....che dicono che una cosa è giusta perché devono giustificare la linea del partito, che discende dai cazzi privati e personali del capo del partito.
Dall'altro lato abbiamo egualmente squallidi confessionalisti retrivi e/o fascisti che cercano di farsi passar per altro facendone questione di "anticapitalismo affrontato in modo improprio", che si trovano pur coi propri risibili argomenti sul diritto naturale ( 1 ) ad essere legittimati dallo schifo che fanno i primi.
E in ogni caso non si riesce ad avere una discussione seria, nella quale si cerchi di costruire modernità senza scadere nel postmodernismo.

A questo punto possiamo ben dire che l'adozione dei figliastri è diventata un caso sul quale tutti hanno cercato di speculare.
Bigotti e destra per assimilare la questione, impropriamente, al mercimonio di bambini col fine a dir poco bieco di scaricare sui figli le presunte colpe dei relativi padri e madri.
Tale bieca partita è stata giocata nonostante la legge che il Italia impedisce la maternità surrogata già ci sia ( 40/2003 ) e al massimo ciò che manca è una norma sulla perseguibilità dei ricchi che lo fanno all'estero ( nel 90% coppie eterosessuali ).
E da sinistra....perché si cercava di fare della legge Cirinnà-pre-emendamenti, una sanatoria ex post circa i cazzi privati e personali del capo politico, che per il nostro ordinamento penale sta facendo una cosa proibita, pur in forma non perseguibile, praticandola all'estero.

Che schifo.



( 1 ) Contrariamente a quel che dicono fasci e bigotti, il riferimento costituzionale alla famiglia come "società naturale", non c'entra assolutamente niente con il richiamo giusnaturalistico all'idea maschio+femmina=bambini.Fu una concetto inserito in costituzione dalle sinistra e con l'opposizione della DC proprio per impedire allo Stato di impicciarsi troppo, come faceva ai tempi del fascismo e del relativo concordato, di questioni di famiglia.


P.S.
Se ho più volte stigmatizzato proprio sulle pagine del mio blog i ragionamenti che legittimano concezione astoriche e conservatrici della famiglia, pretendendo di farlo per malinteso anticapitalismo, non cogliendo che a questo mondo esistono anche linee di frattura e contraddizioni sociali non direttamente dipendenti dai rapporti di produzione e quindi dal rapporto tra individui e capitale, sento nello stesso identico modo di dover stigmatizzare l'atteggiamento di quella sedicente sinistra postmodernista che, di fronte ad un brutale
"tieni povera, pijati 'sti spicci e sgrava. con rispetto, un ricco", ne fa questione di libertà individuale (2) o di amore (3).
Nel caso (2), infatti, avremmo trovato dove sia in Italia la destra liberale, cioè da un lato non bigotta ma dall'altro portatrice della beatificazione del mercato e della liceità dell'estensione del paradigma mercantile sopra ogni aspetto dell'esistenza.
Nel caso (3) avremmo, invece, semplicemente la dimostrazione che questa sedicente sinistra è ormai ridotta ad essere un mucchio di coglioni.

A tal punto son disabituati a ragionare in termini di classe che, di fronte ad una questione letteralmente di violenza di classe, ti rispondono mettendo avanti la libertà; senza specificare di chi sia questa libertà e di fare cosa.
Qua son saltati i punti di riferimento di cosa sia la sinistra, e son saltati totalmente, con assoluta evidenza.

Infine vorrei dire che torno su questi argomenti non solo perché si tratta del caso di cronaca del momento ma perché i governi passano, i Renzi possono fare danni enormi ma non dureranno a lungo, anche le Unioni Europee e le unioni monetarie europee possono implodere catastroficamente dopo aver fatto stragi in termini di classe, ma senza per questo durare attraverso lunghe epoche storiche.
Sic transit gloria mundi, per tutti questi soggetti vale questo principio.

Ma col progresso tecnologico e scientifico faremo i conti molto più a lungo che coi Renzi ed è importante capire come gestirlo senza cadere da un lato in posizioni oscurantiste, antirazionali, antiscientifiche e passatiste senza neanche rimbalzare, all'estremo opposto, in un culto del progresso tecnico fine a sé stesso e avulso da considerazioni sociali, commettendo un peccato di positivismo con oltre un secolo di ritardo.
Un'idea di umanesimo laico ed emancipatorio, che sappia essere inclusivo per ciascuna persona, indipendentemente dall'individuale e/o collettiva idea che ognuno abbia del senso trascendente della vita,  nel quale possano riconoscersi tanto gli agnostici e gli atei quanto i credenti di ogni confessione, edificabile sul trasversale principio della non mercificabilità dell'esistenza, è assolutamente necessario!

Con l'eugenetica potremmo infatti, già oggi, eradicare malattie ereditarie di origine genetica quali l'anemia mediterranea, l'anemia falciforme, la fibrosi cistica. Un traguardo meraviglioso.
Ma con tecniche dello stesso identico tipo, se beatificassimo astrattamente le potenzialità offerte dal progresso tecnico senza porci domande di senso circa ciò che andiamo a fare, potremmo facilmente scivolare nell'eugenismo, cioè nella convinzione che con l'eugenetica potremmo risolvere le contraddizioni sociali, trasformandoci così in un immenso esercito di piccoli dr. Mengele.
Sappiamo già quale sia il più tremendo orizzonte di un simile approccio: tendere a trasformare le differenze di classe in differenze biologiche, creando una casta di ricchi anche organicamente più sani, belli forti e resistenti, ed una massa di bruti dediti ai lavori di merda.
Ne parla qua con straordinaria lucidità Aldo Giannuli, dal minuto 13:40 in avanti, spiegando perché oggi la priorità assoluta sia l'antiliberismo. L'ideologia della diseguaglianza che vi sta dietro proprio dove dice Giannuli va a parare in ultima istanza.
Sempre Giannuli mette molto ben in mostra come i confessionalisti più reazionari e insieme più schierati a difesa di un'idea di società organizzata in base ad un feroce classismo ( esempio quelli di CL ), non si facciamo problemi né morali né teologici rispetto all'ipotesi di trasformare le differenze di classe in differenze biologiche ( minuto 19:30 e seguenti in particolar modo ).

Qua stiamo passando da mercificare la capacità di lavoro dei soggetti ( e vorrei che i sinistri postmodernisti mi spiegassero come si faccia ad essere di sinistra accettando questa come premessa sulla quale fondare un'idea di società fatta di persone libere, quando in ultima analisi un socialista dovrebbe essere innanzitutto chi rifiuti l'orizzonte del lavoro salariato volendo arrivare a costruire, al contrario, una società fondata sul lavoro libero e associato ), al mercificarne ancor più a fondo l'essenza stessa e le funzioni organico-biologiche.
Come si possa non avere paura e non provare orrore di fronte a questo tragico salto di qualità non è soltanto incomprensibile, è proprio inaccettabile.
Dovremmo tutti quanti rileggerci e riflettere su Il mondo nuovo di Huxley, 1984 di Orwell e il loro progenitore, Noi di Zamjatin.
In tutte le distopie letterarie - e molto politiche insieme - sul nostro futuro, nuovi modelli di schiavitù e totalitarismo si impongono normando e controllando la riproduzione, all'interno della più ampia cornice del normare i rapporti affettivi e sociali.
Se non puoi sapere più da dove vieni, diventa tremendamente più difficile definire dove tu voglia andare.
E' la questione della reificazione dell'esistente e della sua natura commerciale, il problema qui e ora. Qua non si nasce più da una scelta ( anche in questo caso, che c'entri qualcosa "l'amore" è del tutto soggettivo. )
L'amore viene utilizzato sia dai tradizionalisti cattolici per stigmatizzare, sia dai postmodernisti come suprema giustificazione di ogni cosa.
Ma sono queste argomentazioni razionalmente plausibili e accettabili?
L'amore come dogma o l'amore come laica giustificazione universale e fuga dal dovere di assumersi delle responsabilità nei confronti dei più deboli?
Ma che ho fatto, come laico ( non postmodernista ) per meritarmi un simile squallido e sciocco livello di discussione?
Io dico che dovremmo invece indagare i rapporti sociali entro i quali qualcosa può o non può avvenire, perchè è nel rapporto tra i soggetti che si evidenzia l'esistenza di una leva che si chiama bisogno e una attitudine nel voler sfruttare questa leva per individuale tornaconto. Se guardo i fatti da un simile punto di vista quello che vedo è che la surrogazione si configura come  un contratto di natura commerciale, entro il quale da una parte abbiamo chi avendo da spendere pensa di poter comprare qualsiasi cosa, e da parte opposta persone che non avendo altre possibilità nella vita mettono a disposizione, neanche attraverso la già sfruttata dimensione del lavoro salariato, direttamente le funzionalità biologiche dei propri corpi.
Entro questa dimensione parlare di "libertà" diventa, appunto, una tragica distopia.
A quelli che argomentando sostenendo che "l'utero in affitto è sempre esistito, c'era anche nella Bibbia" per dar contro con argomenti STUPIDI ai bigotti che han torto, certo, ma per altri moviti, vorrei ricordare che in effetti questa pratica aveva luogo normalmente, si, ma servendosi di SCHIAVE.
Vedasi Agar, la schiava della moglie di Abramo.
Non tanto e non solo parliamo dello sfruttamento all'ennesima potenza, piuttosto della concezione come normale del fatto che si stia a questo mondo perchè è pacificamente accettato che ci si possa comprare finanche la funzionalità biologiche del corpo di qualcuno, e l'esistenza di qualcun'altro.
Qua si aprono le cataratte dell'inferno, e c'è chi difende questi scempi per questioni di bandiera di partito....per culto del capo....
Dove siamo arrivati?
Chiudo con un copia incolla del sintetico e definitivo parere espresso da Stefano G. Azzarà, che condivido e sottoscrivo fin nelle virgole e negli spazi:

<Oppure Vendola: è nata la Sinistra Tobia Antonia a pagamento.
E solo una sinistra che non svende trasformisticamente la propria visione del mondo e il proprio progetto di emancipazione universale - quella sinistra che combatte la reificazione capitalistica del nucleo essenziale dell'umanità e della libertà, ma che combatte al tempo stesso la reificazione che avviene tramite il comando personale e diretto sugli uomini, le donne e le cose - ha i titoli giusti per rifiutarla, con tutta la riprovazione possibile.
Gli argomenti che verranno utilizzati sono qui l'unica cosa che conta. Nulla c'entrano eteronomie o fantasie come dio, la natura, i diritti del nascituro (che ereditando un patrimonio milionario se la passerà assai meglio di noi), bla bla: c'entra il fatto che l'acquisto della funzione riproduttiva non è molto lontano dall'acquisto o dalla predazione della totalità dell'individuo e della sua libertà nella schiavitù.
È oltretutto il modo peggiore e più sicuro per gettare a mare un percorso di riconoscimento.
I danni che farà questa scelta irresponsabile, che antepone con arroganza il narcisismo bambinesco di chi ha una funzione rappresentativa e simbolica alle istanze di chi dovrebbe essere rappresentato e tutelato, sarà enorme.
Ve li meritate gli Adinolfi e i rozzo-bruni.>


mercoledì 24 febbraio 2016

Quando non hai un argomento, ti serve almeno un pretesto.



SI, ma anche NO.
Ovvero del senso di una gigantesca ipocrisia che torna comoda a tutti.

L'onestà intellettuale alle volte passa attraverso il dire grazie a chi ti ha fatto un favore, anche quando fa male.

Dovreste almeno ringraziarlo, il PD, per il favore che vi ha fatto.
Ché riorganizzare un intero programma politico sulla liberalizzazione della ganja e sul sostituire un po' di "o" con delle "a" alla fine delle parole ( e se ha senso chiamarsi "avvocata" vorrei capire che vi ha fatto di male il mio amico fisioterapista che non ha diritto di farsi chiamari "fisioterapisto", nonostante sia pene-dotato ) pur di non scendere nel merito di problemini quali:
- "come cazzo risolviamo il problema della disoccupazione giovanile sulla soglia del 50%" e
- "che posizione prendiamo su un'unione bancaria" che suona tanto di "è la Germania che sta ponendo fine all'eurozona nella maniera a lei più vantaggiosa e del sistema produttivo italiano rimarranno solo sul tappeto rimasugli semifalliti da acquistare a bassissimo costo",
sarebbero stati veramente cazzi da cagare.
Cazzi da cagare con annessa responsabilità del dover ammettere pubblicamente di aver delirato sulle analisi e sulle proposte, ininterrottamente, nel corso degli ultimi almeno 3 lustri.
Invece così potrete ancora sperare di ritirare su un altro 3,2% sventolando una bandiera arcobaleno.

Vi hanno fatto un piacere.
Lo hanno capito tutti.

Qua ci son 3 milioni di persone che se la son pigliata in saccoccia un'altra volta, e almeno una trentina di milioni di persone che avrebbero bisogno di un partito di classe centrato sulle reali contraddizioni del presente, che avrebbero avuto rispettivamente solo da guadagnarci dall'ottenere i proprio diritti, e dalla FINE DEI VOSTRI ALIBI per non occuparvi di lotta di classe, deficit democratico della UE, € come strumento di lotta di classe dall'alto etc. etc. etc.

Invece, così, SIETE ANCORA UNA VOLTA ESENTATI DAL MISURARVI CON LE CONTRADDIZIONI REALI, e i media saranno felici di darvi uno spazio per occuparvi di cosmesi mentre ci lasciano col culo in mezzo a una strada, perchè l'argomento non li disturba.

Riconoscetelo, almeno, che vi hanno fatto un favore.





Per tutto il resto, le questioni di sostanza, riporto le parole di Riccardo Achilli che trovo essere assolutamente definitive.

COSMOPOLITICA: INVOCANDO LO SPIRITO SANTO
[ 24 febbraio ]

Una prima impressione di questa tre giorni che lancia il progetto di Sinistra Italiana. Positiva l’energia che si respira, la grande determinazione a rilanciare un progetto di riscatto della sinistra. Si capisce che stavolta si vuole scommettere veramente su qualcosa di non ancora ben delineato. Positiva la presenza diffusa di militanti giovani e giovanissimi. E’ positivo che, nelle parole di Mussi, che parla di tempesta economica perfetta, in quella di tanti costituzionalisti, che evidenziano la possibile fine della democrazia parlamentare, nelle parole preoccupate di Prospero, vi sia la netta consapevolezza della gravità estrema della situazione.
E proprio questa consapevolezza diffusa di quanto grave sia lo stato del Paese e del mondo rende poco comprensibile una certa leggerezza dei temi programmatici trattati da quella che sarà la dirigenza di quel nuovo soggetto politico. Nemmeno una parola sull’euro, da parte di nessuno, ma in compenso una cacofonia sulla necessità “storica” di proseguire nel processo di unificazione europea, gli Stati Uniti d’Europa, l’omaggio oramai stereotipato a Ventotene, il progetto, che si ripete nelle bocche di ogni oratore, di fare una fantomatica alleanza politica transnazionale con Podemos, Syriza, socialisti portoghesi, per cambiare i Trattati. Qualcuno degli oratori arriva persino ad ipotizzare un unico partito di sinistra europeo, non si capisce come, non si capisce in quale forma, se al di fuori dalle famiglie politiche europee esistenti (una Internazionale del keynesismo?) oppure dal di dentro (e allora sarebbe bene studiare e capire che esistono già, in una assise che si chiama Parlamento Europeo, il problema è che quella assise non ha alcun reale potere).
Eppure per tanti mesi è stato largamente detto, e spiegato (e quindi non tenerne conto è imperdonabile) che un’area valutaria comune con grandi divergenze fra i parametri macroeconomici di ogni partecipante, e priva di meccanismi di perequazione interna di tali divergenze, è costretta automaticamente a seguire la direzione delle politiche economiche del Paese leader, quello con la più robusta credibilità sui mercati finanziari. Quindi tu puoi fare tutte le alleanze europee che vuoi (ammesso e non concesso che ci si riesca, fra l’altro il quadro politico spagnolo è ancora incerto, e il fragile Governo portoghese rischia di esplodere in ogni momento per le sue stesse contraddizioni, mentre Syriza è oramai impegnata ad applicare un memorandum di austerità ancor più terribile di quelli del passato, e sarebbe difficile per Tsipras tornare indietro senza dare automaticamente ragione ai suoi detrattori), puoi fare il partito transnazionale, l’Internazionale de noantri, ma alla fine sei costretto, se vuoi rimanere dentro l’euro, a seguire le politiche del leader. Il quale non cambierebbe mai la direzione delle sue politiche economiche, sulla quale la Merkel e la Cdu/Csu si giocano il loro futuro, nemmeno se a fare pressione ci fosse una coalizione politica in grado di includere anche lo Spirito Santo. 
Ed al limite, ove messa alle strette da troppe richieste di cambiamento delle regole dell’austerità, la Germania ha già dimostrato, con Schaeuble, di non aver tante remore ad immaginare una rottura traumatica dell’euro. Evidentemente fatta nei tempi e nei modi che convengono alla Germania ed all’area delle economie nordiche ad essa legate, affossando definitivamente nel default le economie mediterranee, per poi farne campo di conquista. E tutto questo non è teorico: lo si intravede nel piano tedesco che vorrebbe imporre alle banche di aumentare il patrimonio di sorveglianza per tener conto del rischio-Paese sui titoli pubblici detenuti, che produrrebbe automaticamente o il collasso creditizio finale oppure quello dei conti pubblici, o tutti e due, nei Paesi indebitati. Non si riesce nemmeno ad evocare un piano B come strumento di pressione per ottenere il piano A del cambiamento dei Trattati, un piano B che, come suggerito, tra gli altri, da Lafontaine, preveda un sistema di cambi a parità centrale e ampi margini di oscillazione, che consenta di assorbire tramite le oscillazioni del cambio, anziché del salario, le esigenze di competitività di costo, e di recuperare sovranità monetaria.
Non riuscire a dire una simile ovvietà significa non essere nemmeno in partita. Significa non saper dare alle parole tanto sbandierate in questa tre giorni, come giustizia sociale o redistribuzione, un significato superiore a quello dell’aria fritta. Confondere il ritorno a valute nazionali in un sistema europeo simil-Sme con il nazionalismo aggressiva da ustascià, come hanno fatto molti degli intervenuti, è, nel migliore dei casi, il frutto di un blocco psicologico, basato sull’incapacità di affrontare una analisi sbagliata fatta in tutti questi anni. Significa non voler accettare che la crisi democratica e sociale in atto è il portato di una globalizzazione che svuota lo Stato nazionale di ogni possibilità di difesa.
E più in generale manca completamente una visione realistica di politica internazionale. Sento qualcuno, purtroppo con incarichi istituzionali, dire che la chiave di tutto è abolire il permesso di soggiorno. Decidendo di non fare politica, perché la politica significa governare, non rinunciare a governare. Significa non capire che il fenomeno migratorio va governato, certo con metodi non brutali come quelli della destra o del Governo danese ma con il massimo di accoglienza e di integrazione, puntando ad integrare i migranti in un sistema di diritti crescenti, sia per loro che per i lavoratori italiani, evitando il rischio di guerre fra poveri. Ma il flusso va governato, perché è una esigenza che tocca il senso identitario e di sicurezza proprio degli strati popolari che una sinistra dovrebbe ambire a rappresentare. Si rinuncia a capire che è ovvio che si debba offrire il massimo della solidarietà e dell’integrazione socio-culturale e lavorativa all’immigrato che attraversa il mare per venire da noi, ma la vera chiave di volta è creare le condizioni affinché egli non sia costretto alla scelta dolorosa di emigrare. Il che significa recuperare la vecchia parola che si chiama “anti-imperialismo”, che da Lenin e dalla Luxembourg ha rappresentato il cuore dell’analisi internazionale delle sinistre.
Nell’insieme, siamo ancora alla narrazione analgesica, al minestrone di buonismo, pacifismo di maniera, ambientalismo accademico (purché compatibile con la crescita economica, mi raccomando) privo di analisi sociale e di qualsiasi reale spirito antagonistico, proposte di reddito minimo garantito alla Negri-Vercellone che non tengono conto della complessità di un welfare a misura del proletariato cognitivo, che richiede strumenti di riqualificazione professionale, oltre che monetari. Il tutto nel solito quadro contraddittorio e conflittuale rispetto alle alleanze, che fa sì che, con una mano, si critichi il Pd come partito irrimediabilmente spostato al centro, e dall’altro si dia la possibilità di parlare a Cuperlo, che propone improbabili alleanze per un improbabile centrosinistra di ritorno. Che Cuperlo sia un interlocutore essenziale per le imminenti sfide referendarie non implica che lo si faccia addirittura parlare, disorientando persone entrate in SI proprio perché non condividevano la condotta gattopardesca della SinistraDem.
Questo minestrone programmatico e questa ambiguità tattica le conosciamo, sono quelle degli ultimi anni. Vale il 3% circa dell’elettorato. Se così dovesse essere, allora il progetto si ridurrebbe ad una operazione meramente commerciale di lancio di un nuovo brand, ed una apparenza di processo unitario guidato tutto dall’alto e da tatticismi di posizione rispetto al Pd, che, esaurito l’effetto-annuncio, riporterebbe sui valori elettorali marginali di questi anni. Una operazione che farebbe comodo solo a chi è geneticamente nato per fare da stampella al Pd, o a chi ne è uscito solo nella speranza di rientrare.
Se si vuole evitare un simile percorso, allora bisogna lavorare nella chiarezza. Che è quella che chiede l’elettorato, non composto certo da politici di professione o da amanti della tattica di posizione, ma da persone che chiedono risposte chiare a dei problemi concreti, e coerenza dei comportamenti e delle scelte rispetto alle risposte stesse. Iniziare a dire che il problema è l’Europa, e che se non si riuscirà a cambiarla occorrerà fare altre scelte. Che si identifica chiaramente l’area sociale che si vuole rappresentare, e che tale area sociale richiede un welfare specifico, anche innovativo, ma caratterizzato da elementi di inclusione reale (non il reddito minimo ma il reddito di inserimento, ad esempio) e di politiche economiche e dei redditi idonee a rilanciare la domanda, le prime, ed a riequilibrare il rapporto fra salario e capitale, le seconde. Che l’ondata di cambiamento tecnologico che sta investendo le economie mature in questi anni richiederà, in futuro, di ragionare su temi come l’equilibrio fra una sempre minore necessità di lavoro e la garanzia di benessere diffuso ed equamente distribuito, altrimenti finiremo in un Medioevo dove la cittadella di chi manovra le leve della tecnologia sarà assediata dai tanti esclusi privi di riconoscimento lavorativo, e quindi sociale. Che gli aspetti negativi o esplosivi della globalizzazione vanno governati cercando di agire sulle cause strutturali che li originano. Non subiti o affrontati in modo buonista o umanitario, un po’ con la logica della compensazione delle esternalità sociali negative per terrore di tornare a ripiegarsi su concetti, in realtà neutrali, ma apoditticamente colorati di valenze negative incomprensibili, come la comunità nazionale o le comunità locali, come suggeriscono le sinistre liberalsocialiste incarnate dai partiti appartenenti al Pse. Che il diritto all’inclusione socio-lavorativa ed a una vita libera da affanni materiali è, come minimo, importante tanto quanto i diritti civili (io direi più importante di questi). E che per fare questo non servono strane piattaforme informatiche, consultazioni on line o illusioni di partecipazione diretta, o ingannevoli spontaneismi dal basso che alla lunga non reggono alla durezza della fatica del governo, ma corpi sociali robusti e dotati della capacità di fare sintesi degli interessi sociali che intendono rappresentare, e mediazione rispetto agli interessi contrapposti. E che per fare questo occorre recuperare il meglio delle culture politiche socialiste, comuniste, socialdemocratiche e cattolico-sociali, attualizzandolo alla situazione. Che questo recupero non si fa con i tavoli di lavoro di tre giorni o con qualche chiacchiera su facebook, ma con un confronto intellettuale che sia il frutto dello studio e dell’analisi.
E bisogna dire che tutto questo è preliminare ai ragionamenti sul posizionamento nell’arco politico. Centrosinistra, ulivismo, oppure, alternativamente, contrapposizione ex ante rispetto al Pd sono marchingegni tattici utili a coltivare diversi tipi di orticelli, ma che non interessano minimamente agli elettori. Le alleanze devono essere guidate dalla proposta, non discusse quando la proposta non c’è. Da questo punto di vista, è condivisibile chi dice che, dalle amministrazioni locali guidate in alleanza con il Pd, occorre scendere man mano che tali amministrazioni vanno a scadenza. Per ricominciare daccapo. E dal capo giusto, che è quello della cultura politica. Non da quello degli apparentamenti.
Se non si dicono queste cose, non si dice niente di nuovo o di autonomo. Non si può ambire a rappresentare la “trasformazione”, come spesso detto durante la tre giorni. O si finisce per essere schiacciati dall’europeismo acritico e dal liberalismo moderato tipico del socialismo europeo, o ci si allinea alla demagogia grillina della democrazia diretta. Oppure si fanno narrazioni, ma oramai, come disse un famoso napoletano, ‘o presepe nun ce piace chiù. La vedo molto, molto dura.

Nella foto palloni gonfiati che aleggiano sul popolo. Per fortuna non aleggiano tra il popolo, anche perché se scendessero a quel livello rimedierebbero solo scaracchi in faccia.


martedì 23 febbraio 2016

Quiz: trova le differenze.

Trova la differenza tra queste due immagini:










enoizulos: allen adnoces enigammi itareffoc non ah al thgil rebas, innaiotarf non è etnessop allen azrof e ipam ( la oloces airam aip etnalozzip, alleuq ehc les ah ossem a opac alled elinavoig èhcrep oilgem id euqnuihc ortla avecafsiddos li ortemarap <l'aznegilletni af arbmo> non as eranous l'eobo elaizaps





Accordo Cameron-UE, Brexit e l'articolo 11.




Gli europeisti sembrano molto contenti del fatto che si sia raggiunto un accordo tra il governo britannico e l'UE e che, sulla base di questo accordo, sembri al momento nei sondaggi che vincerebbe l'opzione della permanenza nell'UE nel referendum sull'ipotesi Brexit.
Parlo soprattutto dei cosmonauti (*) di Sinistra Italiana. [ * il riferimento non è al tempo in cui, da bambini, a secondo delle idee delle famiglie di provenienza ci dividevamo tra quelli che volevano diventare astronauti e quelli che volevano diventare cosmonauti e, a ben vedere, nemmeno all'assemblea appena conclusa denominata "Cosmopolitica" che dovrebbe essere preludio alla costituzione del nuovo partito di sinistra. Il riferimento è piuttosto volto al fatto che, dai ragionamenti che fanno, è lecito dubitare che i sinistrati italiani vivano effettivamente sul pianeta Terra ]
Mi domando però perché, in queste valutazioni, gli europeisti omettano di ricordare che:
1) Cameron aveva un potere contrattuale perché non aderendo all'euro non potevano minacciarlo di alcunché.
2) Se anche al referendum dovesse vincere l'opzione in favore della permanenza nella UE resterebbe ugualmente il precedente del referendum per prendere una simile decisione.
Ammesso che questa sia una vittoria per gli europeisti, non è più che una mezza vittoria
3) Tutte le clausole contrattate da Cameron, che già si aggiungono all'opt-out sulla moneta unica, disarmano il referendum proprio perché, di fatto, il Regno Unito è già a tutti gli effetti fuori.
4) L'unica cosa che interessa al governo conservatore britannico, il governo della City, è la mobilità dei capitali, e in effetti l'accordo siglato è un cavallo di Troia del TTIP proprio su questo fronte.
Tutto si può mettere in discussione ma non l'integrazione dei mercati dei capitali.
Che da "sinistra" si possa esserne contenti dimostra soltanto in che baratro sia sprofondata la sinistra nostrana. Baratro d'idiozia, s'intende. Anche perché, sia detto per inciso, sarebbe il caso di ricordare che Corbyn non sembra, invece, troppo contento dei contenuti dell'accordo nonostante continui molto timidamente a sostenere le ragione della permanenza del Regno Unito nell'UE.
5) Il Regno Unito dai tempi della Tatcher ha liquidato il manifatturiero e nel poco che gliene resta, spesso, fanno lavorare a basso costo operai stranieri. Adesso è stato negoziato il fatto che i lavoratori originari di paesi appartenenti all'UE che vanno a lavorare nel Regno Unito, per 7 anni non hanno gli stessi diritti dei locali.
Il che domostra:
5.a) che l'UE esiste soltanto per garantire la mobilità dei capitali, e danneggiare i lavoratori nei loro diritti fondamentali.
5.b) che l'accordo UE/UK è anche un chiodo sul coperchio della bara del trattato di Schengen, vedi alla voce mobilità delle persone.

Insomma, per fare il modo che il referendum dia la vittoria alla permanenza nell'UE, gli accordi pre-referendum tra UE e Regno Unito sanciscono che l'UE come prospettiva di integrazione politica è finita e seppellita.
Restano sul tavolo soltanto integrazioni bancarie e di mercato, rispetto alle quali l'unico modo per negoziare senza essere schiacciati dal governo tedesco è essere almeno fuori dall'euro.
Difficile immaginare, dal punto di vista europeista, qualcosa che somigli di più alla proverbiale vittoria di Pirro.
D'altra parte è evidente che di fronte ad uno scenario di frammentazione già in atto l'unica preoccupazione degli europeisti è prendere tempo rispetto alla creazione di precedenti politici e giuridici.
Con questo accordo non si elimina il precedente del referendum sull'eventuale fuoriuscita ma, forse, si pospone il concreto precedente politico/giuridico di una effettiva fuoriuscita e del concreto ricorso al famigerato articolo n°50 del Trattato sull'Unione Europea.

C'è però un problema di consequenzialità logica rispetto al quale vorrei capire come pensino di cavarsela gli europeisti.

L'articolo 11 della Costituzione recita:
L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Intanto andrebbe ricordata, in particolar modo alla Presidente Boldrini, la differenza tra limitazione e cessione. In secondo luogo l'accordo UE/UK appena raggiunto formalizza un nuovo assetto per la UE; un assetto entro il quale determinati paesi cedono sovranità, la Germania estende su di essi la propria sovranità per tramite dell'UE, alla Francia è permesso raccogliere le briciole che cadono dal piatto tedesco, e al Regno Unito è concesso chiamarsene fuori purché, solo formalmente, risulti che siano ancora dentro.
E' palese l'assoluta asimmetricità di questi rapporti politici concernenti la gestione delle reciproche sovranità nazionali.

Come si coniuga questa, ormai anche formalmente riconosciuta, asimmetricità, col principio costituzionale della parità di condizioni, nel caso in cui si stipulino accordi internazionali con altri paesi che comportino bilaterali limitazioni di sovranità?

Sorvoliamo per carità di Patria sul già citato fatto che la Costituzione parli di limitazioni e non di cessioni, e che l'ambito nel quale si contempla la possibilità di limitare la sovranità, su basi di parità, possa essere finalizzato esclusivamente al mantenimento della pace ( il riferimento implicito era all'ONU, non all'UE ) e non alla salvezza della moneta unica.

lunedì 22 febbraio 2016

Al mondo ci sono i cretini, gli imbecilli, gli stupidi e i matti.

Ho passato troppo tempo della mia vita a leggerlo per non scriverne qualcosa, ma siccome non sono un intellettuale e un uomo di lettere, semplicemente riporto un passaggio di un libro che ho sempre trovato particolarmente divertente.
Vuole essere un gioco, ma credo che la massima che esprime sia valida e che trovi parecchie applicazioni nella vita reale.
Da Il Pendolo di Foucault di Umberto Eco.


Ma dicevo del mio primo incontro con Belbo. Ci conoscevamo di vista, qualche scambio di battute da Pilade, ma non sapevo molto di lui, salvo che lavorava alla Garamond, e di libri Garamond me ne erano capitati alcuni tra le mani all'università. Editore piccolo, ma serio. Un giovane che sta per finire  la tesi è sempre attratto da qualcuno che lavori per una casa editrice di cultura.
"E lei cosa fa?" mi aveva chiesto una sera che ci eravamo appoggiati tutti e due all'angolo estremo del banco di zinco, pressati da una folla da grandi occasioni. Era il periodo in cui tutti si davano del tu, gli studenti ai professori e i professori agli studenti. Non parliamo della popolazione di Pilade: "Pagami da bere, diceva lo studente con l'eschimo al caporedattore del grande quotidiano.  Sembrava di essere a Pietroburgo ai tempi del giovane Sklovskij. Tutti Majakovskij e nessun Zivago. Belbo non si sottraeva al tu generalizzato, ma era evidente che lo comminava per disprezzo. Dava del tu per mostrare che rispondeva alla volgarità con la volgarità, ma che esisteva un abisso tra prendersi confidenza ed essere in confidenza. Lo vidi dare del tu con affetto, o con passione, poche volte e a poche persone, Diotallevi, qualche donna. A chi stimava, senza conoscere da molto tempo, dava del lei. Così fece con me per tutto il tempo che lavorammo insieme, e io apprezzai il privilegio.
"E lei cosa fa?" mi aveva chiesto, ora lo so, con simpatia.
"Nella vita o nel teatro?" dissi, accennando al palcoscenico Pilade.
"Nella vita".
"Studio".
"Fa l'università o studia?"
"Non le parrà vero, ma le due cose non si contraddicono. Sto finendo una tesi sui Templari".
"Oh che brutta cosa," disse. "Non è una faccenda per matti?"
"Io studio quelli veri. I documenti del processo. Ma che cosa sa lei sui Templari?"
"Io lavoro in una casa editrice in una casa editrice vengono savi e matti. Il mestiere del redattore è riconoscere a colpo d'occhio i matti. Quando uno tira in ballo i Templari è qsasi sempre un matto".
"Non me lo dica. Il loro nome è legione. Ma non tutti i matti parleranno dei Templari. Gli altri come li riconosce?"
"Mestiere. Adesso le spiego, lei che è giovane. A proposito, come si chiana?"
"Casaubon."
"Non era un personaggio di 'Middlemarch'?"
"Non so. In ogni caso era anche un filologo del Rinascimento, credo. Ma non siamo parenti."
"Sarà per un'altra volta.  Beve ancora una cosa? Altri due, Pilade, grazie. Dunque. Al mondo ci sono i cretini, gli imbecilli, gli stupidi e i matti."
"Avanza qualcosa?"
"Sì, noi due, per esempio. O almeno, non per offendere, io. Ma insomma, a ben vedere, chiunque partecipa di una di queste categorie. Ciascuno di noi ogni tanto è cretino, imbecille, stupido o matto. Diciamo che la persona normale è quella che mescola in misura ragionevole  tutte queste componenti, questi tipi ideali."
"Idealtypen"
"Bravo. Sa anche il tedesco?"
"Lo mastico per le bibliografie."
"Ai miei tempi chi sapeva il tedesco non si laureava più. Passava la vita a sapere il tedesco. Credo che oggi succeda col cinese."
"Io non lo so abbastanza, così mi laureo. Ma torni alla sua tipologia. Cos'è il genio, Einstein, per dire?"
"Il genio è quello che fa giocare una componente in modo vertiginoso, nutrendola con le altre." Bevve. Disse: "Buonasera bellissima. Hai ancora tentato ili suicidio?"
"No," rispose la passante", ora sono in un collettivo."
"Brava", le disse Belbo. Ritornò a me: "Si possono fare anche suicidi collettivi, non crede?"
"Ma i matti?"
"Spero non abbia preso la mia teoria per oro colato.  Non sto mettendo a posto l'universo. Sto dicendo cosa è un matto per una casa editrice. La teoria è ad hoc, va bene?"
"Va bene. Adesso offro io".
"va bene. Pilade, per favore, meno ghiaccio. Se no entra subito in circolo. Allora. Il cretino non parla neppure, sbava, è spastico.  Si pianta il gelato sulla fronte, per mancanza di coordinamento.  Entra nella porta girevole per il verso opposto."
"Come fa?"
"Lui ci riesce. Per questo è cretino.  Non ci interessa, lo riconosci subito, e non viene nelle case editrici. Lasciamolo lì."
"Lasciamolo."
"Essere imbecille è più complesso. È un comportamento sociale.  L'imbecille è quello che parla sempre fuori del bicchiere. 
"In che senso?"
"Così". Puntò l'indice a picco fuori del suo bicchiere, indicando il banco. "Lui vuol parlare di quello che c'è nel bicchiere, ma com'è come non è, parla fuori. Se vuole, in termini comuni, è quello che fa la gaffe, che domanda come sta la sua bella signora al tipo che è stato appena abbandonato dalla moglie. Rendo l'idea?"
"Rende. Ne conosco."
"L'imbecille è molto richiesto, specie nelle occasioni mondane. Mette tutti in imbarazzo, ma poi offre occasioni di commento. Nella sua forma positiva, diventa diplomatico. Parla fuori del bicchiere quando la gaffe l'hanno fatta gli altri, fa deviare i discorsi. Ma non ci interessa, non è mai creativo, lavora di riporto, quindi non viene a offrire manoscritti nelle case editrici.  L'imbecille non eice che il gatto abbaia, parla del gatto quando gli altri parlano del cane.  Sbaglia le regole di conversazione e quando sbaglia bene è sublime.  Credo che sia una razza in via di estinzione, è un portatore di virtù eminentemente borghesi. Ci vuole un salotto Verdurin, o addirittura casa Guermantes. Leggete ancora queste cose voi studenti?"
"Io sì."
"L'imbecille è Gioacchino Murat che passa in rassegna i suoi ufficiali e ne vede uno, decoratissimo, della Martinica.  'Vous êtes nègres?" gli domanda. E quello: "Oui mon général!". E Murat: "Bravò, bravò, continuez!" E via. Mi segue? Scusi ma questa sera sto festeggiando una decisione storica della mia vita.  Ho smesso di bere. Un altro? Non risponda, mi fa sentir colpevole. Pilade!"
"E lo stupido?"
"Ah. Lo stupido  non sbaglia nel comportamento. Sbaglia nel ragionamento.  È quello che dice che tutti i cani sono animali domestici e tutti i cani abbaiano, ma anche i gatti sono animali domestici e quindi abbaiano. Oppure che tutti gli ateniesi sono mortali, tutti gli abitanti del Pireo sono mortali, quindi tutti gli abitanti del Pireo sono ateniesi."
"Che è vero."
"Sì, ma per caso. Lo stupido può anche dire una cosa giusta, ma per ragioni sbagliate."
"Si possono dire cose sbagliate, basta che le ragioni siano giuste".
"Perdio. Altrimenti perché faticare tanto ad essere animali razionali?"
"Tutte le grandi scimmie antropomorfe discendono da forme di vita inferiori, gli uomini discendono da forme di vita inferiori, quindi tutti gli uomini sono grandi scimmie antropomorfe."
"Abbastanza buona. Siamo già sulla soglia in cui lei sospetta che qualche cosa non quadri, ma ci vuole un certo lavoro per dimostrare cosa e perché. Lo stupido è insidiosissimo. L'imbecille lo riconosci subito (per non parlare del cretino), mentre lo stupido ragiona quasi come te, salvo uno scarto infinitesimale. È un maestro di paralogismi. Non c'è salvezza per il redattore editoriale, dovrebbe spendere un'eternità. Si pubblicano molti libri di stupidi perché di primo acchito ci convincono.  Il redattore editoriale non è tenuto a riconoscere lo stupido.  Non lo fa l'accademia delle scienze, perché dovrebbe farlo l'editoria?"
"Non lo fa la filosofia. L'argomento ontologico di Sant'Anselmo  è stupido. Dio deve esistere perché posso pensarlo  come l'essere che ha tutte le perfezioni, compresa l'esistenza.  Confonde l'esistenza nel pensiero con l'esistenza nella realtà."
"Sì, ma è stupida anche la confutazione di Gaunilone. Io posso pensare  a un'isola nel mare anche se quell'isola non c'è.  Confonde il pensiero del contingente col pensiero del necessario."
"Una lotta tra stupidi."
"Certo, e Dio si diverte come un pazzo. Si è voluto impensabile solo per dimostrare che Anselmo e Gaunilone erano stupidi.  Che scopo sublime per la creazione, che dico, per l'atto stesso in virtù del quale Dio si vuole. Tutto finalizzato alla denunzia della stupidità cosmica."
"Siamo circondati da stupidi."
"Non si scappa. Tutti sono stupidi, tranne lei e me. Anzi, non per offendere, tranne lei."
Mi sa che c'entra la priva di Gödel."
"Non lo so, sono cretino. Pilade!"
"Ma il giro è mio."
"Poi dividiamo. Epimenide cretese dice che tutti i cretesi sono bugiardi. Se lo dice lui che è cretese, e i cretesi li conosce bene, è vero."
"Questo è stupido."
"San Paolo. Lettera a Tito.  Ora questa: tutti coloro che pensano che Epimenide sia bugiardo, non possono che fidarsi dei cretesi, ma i cretesi non si fidano dei cretesi, pertanto nessun cretese pensa che Epimenide sia bugiardo."
"Questo è stupido o no?"
"Veda lei.  Le ho detto che è difficile individuare lo stupido. Uno stupido può pretendere anche il premio Nobel."
"Mi lasci pensare… Alcuni di coloro che non credono che Dio non abbia creato il mondo in sette giorni non sono fondamentalisti, ma alcuni fondamentalisti credono che Dio abbia creato il mondo in sette giorni, pertanto nessuno che non creda che Dio abbia creato il mondo in sette giorni è fondamentalista. È stupido o no?"
"Dio mio - è il caso di dirlo. Non saprei… Lei che dice?"
"Lo è in ogni caso, anche se fosse vero.  Viola una delle leggi del sillogismo. Non si possono trarre conclusioni universali da due particolari."
"E se lo stupido fosse lei?"
"Sarei in buona e secolare compagnia."
"Eh sì, la stupidità ci circonda.  E forse per un sistema logico diverso dal nostro, la nostra stupidità è la loro saggezza. Tutta la storia della logica consiste nel definire una nozione accettabile di stupidità. Troppo immenso.  Ogni grande pensatore è lo stupido di un altro."
"Il pensiero come forma coerente di stupidità."
"No. La stupidità di un pensiero è l'incoerenza  di un altro pensiero."
"Profondo. Sono le due, tra poco Pilade chiude e non siamo arrivati ai matti."
"Ci arrivo. Il matto lo riconosci subito.  È uno stupido che non conosce i trucchi. Lo stupido  la sua tesi cerca di dimostrarla, ha una logica sbilenca ma ce l'ha.  Il matto invece non si preoccupa di avere una logica, procede per cortocircuiti.  Tutto per lui dimostra tutto. Il matto ha una idea fissa, e tutto quel che trova gli va bene per confermarla.  Il matto lo riconosci dalla libertà che si prende nei confronti  del dovere di prova, dalla disponibilità  a trovare illuminazioni. E le parrà strano,  ma il matto prima o poi tira fuori i Templari."
"Sempre?"
"Ci sono anche i matti senza Templari, ma quelli coi Templari sono i più insidiosi. All'inizio non i riconosci, sembra che parlino in modo normale, poi di colpo…" Accennò a chiedere un altro whisky, ci ripensò e domandò il conto. "Ma a proposito dei Templari. L'altro giorno un tizio mi ha lasciato un dattiloscritto sull'argomento. Credo proprio che sia un matto, ma dal volto umano. Il dattiloscritto  incomincia in modo pacato. Vuole darci un'occhiata?"
"Volentieri. Potrei trovarci qualcosa che mi serve."
"Non credo proprio. Ma se ha mezz'ora libera faccia un salto da noi. Via Sincero Renato numero uno.  Servirà più a me che a lei. Mi dice subito se le sembra un lavoro attendibile."
"Perché si fida di me?"
"Chi le ha detto che mi fido? Ma se viene mi fido. Mi fido della curiosità."
Entrò uno studente, col volto alterato: "Compagni, ci sono i fascisti lungo il Naviglio, con le catene!"
"Io li sprango", disse quello coi baffi alla tartara che mi aveva minacciato a proposito di Lenin" Andiamo compagni!" Tutti uscirono.
"Che si fa? Andiamo?" chiesi, colpevolizzato.
"No," disse Belbo. "Sono allarmi che fa mettere in giro Pilade per sgombrare il locale. Per essere la prima sera che smetto d bere, mi sento alterato. Dev'essere la crisi di astinenza. Tutto quello che le ho detto, sino a quest'istante compreso, è falso. Buonanotte, Casaubon.




Veniamo all'oggi:
come non vedere nel cretino il rincoglionito di ceto popolare che costituisce ancora lo zoccolo duro del PD.
Quello che vota il PD per una questione di continuità storica col PCI.
Quello che vota PD perché lui è nato comunista e non è una banderuola.
E' quello che combatte i grillini per antifascismo ( e elogia una riforma costituzionale apertamente bonapartista....).
Sbava, inutile ragionarci di contenuti.
Eco diceva che il cretino è quello che, con un gelato in mano, se lo spalma in fronte invece di leccarlo.
Oggi è quello che con una matita in mano e una cabina elettorale, per difendere i proprio interessi, si infilza la matita nei coglioni.


L'imbecille è trasversale lo trovi un po' ovunque, ma essendo quello che "sbaglia argomento" e che volendo parlare di ciò che c'è dentro il bicchiere finisce invece per parlare di ciò che sta al di fuori, è facile vederlo come principale limite intrinseco della base grillina.


Lo stupido è, invece, quello che sbaglia il ragionamento.
"Questa Europa non funziona quindi bisogna riformarla", suona tremendamente logico.
Peccato che l'assunto non tenga conto del passaggio preliminare, una struttura europea fatta apposta per essere irriformabile.
Lo stupido con almeno una laurea è parte dell'intelligentsja della sinistra, un ceto medio riflessivo su tutto fuorché sul necessario.
Al suo contorno imbecilli a proprio agio nelle occasioni mondane, in questo caso di piazza, che offrono diversivi discorsivi, e svariati cretini.


Ed infine il matto, cioè nella versione odierna il complottista.E' colui il quale si schiera pure contro l'unione europea, e di suo non sarebbe neanche un reazionario o un razzista, ma è figlio della spoliticizzazione di massa degli ultimi venti anni.
Ha colto qualche ragionamento rispetto al quale, a differenza dello stupido, non aveva sovrastrutture intellettuali che gli impedissero di recepire un ragionamento che suonava logico ( ma contrario ai pregiudizi di cui lo stupido di sinistra, convinto della propria superiorità antropologica, è intriso ).
Purtroppo però, il matto, non ha le basi culturali nel momento in cui deve farlo da solo, per scegliersi fonti attendibili.
Qualsiasi cosa confermi ciò che si è piantato in testa è ok.
Il matto complottista è quello che crede che Assad figlio sia comunista perché è figlio di Assad padre che era alleato con l'URSS; è quello che crede che pure Putin sia comunista e infatti anche oggi Assad e Putin sono alleati.
Il matto complottista si informa su Imola Oggi e Aurora-sito; peccato che i primi siano statutariamente cazzari bufalari e i secondi tengano per Putin per interposto Dugin, insieme a buona parte della destra radicale di un intero continente di cui sono espressione.
Ma il nostro matto complottista, ben lungi dal capire che il "differenzialismo" è solo il vestito "presentabile" del razzismo di ieri, conclude che loro sono contro il capitalismo perchè stanno dalla parte di Putin e Assad ( sigh... ) e diffida di un autore della serietà di un Giacchè ( uno solo degli esempi che si potrebbero fare ), perché vuole sentirsi parlare del Piano Kalergi.
Il problema non è il liberismo come ideologia dominante, veicolo per portare al governo gli interessi delle classi dominanti.
Il problema sono le conventicole che governano il mondo ordendo e complottando nell'ombra.
Il pericolo è la Trilaterale e il Bilderberg ( che effettivamente fanno schifo, ma hanno un ruolo come Think Tank, non come conventicola di governo.... ).
Difficile capire perché il complottista non organizzi mai un controcomplotto, in fin dei conti sarebbe molto più semplice far saltare in aria una riunione del Bilderberg che diventare culturalmente egemone e, a quel punto, conquistare una maggioranza di governo.

Il matto complottista, purtroppo assai diffuso, è il soggetto che più di qualsiasi altro scredita una causa politica come quella della rivendicazione della sovranità democratica in opposizione al potere dell'Unione Europea.


E sempre il personaggio del matto complottista è una delle figure sulle quali Umberto Eco ha scritto di più.
Poi per carità, Eco era anche un "globalista", uno che della sinistra e del comunismo aveva in fondo rinnegato tutto il rinnegabile, uno che si definiva di sinistra ormai solo per antiberlusconismo ( uno che lui stesso avrebbe giudicato molto male sulla base dei contenuti di Apocalittici e Integrati ).
Ciò non toglie che il matto complottista trarrebbe solo un beneficio da una bella "cura Ludovico" a base di lettura di libri di Umberto Eco.

Ditene pure tutto il male che volete; mancherà tanto.

martedì 16 febbraio 2016

Un furtarello lo si infila ovunque, sempre.





Mi scuserete se risulto un po' insistente, ma capirete, come ogni persona gelosa del proprio privato nel momento in cui su questo stesso privato entrano a gamba tesa, il risultato è che mi girano particolarmente i coglioni.

Comincia oggi al Senato della Repubblica la discussione sugli emendamenti alla legge Cirinnà.
Potrebbe andarsene tutto quanto in vacca tranne quella parte della legge che sarebbe in effetti meglio se se ne andasse in vacca ( che per inciso coi diritti civili degli omosessuali e relativi figli non c'entra una fava bollita ).

Nel frattempo ho assistito anche a discussioni assolutamente surreali tra conoscenti e assistenti parlamentari, quelli dello staff legale ( i professionisti ad ingaggio che materialmente le leggi le scrivono ) nelle quali da una parte si faceva notare "ma vi siete resi conto del pasticcio che contiene il Capo II del ddl? Cosa ne pensa il tuo deputato", e le risposte son state del tenore "veramente non ce ne siamo occupati, ci siamo occupati solo dell'articolo 5 al capo I e dell'estensione della legge 183 ( adozioni, ndr. )".

Che bella, ennesima, dimostrazione di serietà da parte del parlamento.
Oggi iniziano una discussione su una questione rilevante; bene o male si tratta di rivoluzionare il diritto di famiglia e a ricaduta le conseguenze saranno sensibili sul diritto civile in generale.
Tutti i partiti hanno al proprio interno almeno 3 o 4 linee differenti.
Il PD ad esempio presenta 3 emendamenti sui quali hanno dato libertà di coscienza dopo aver criminalizzato per la stessa cosa nei giorni scorsi il M5S ( non voglio assolvere con questo la Ciprini che, secondo me, un po' fascia lo è ).
Tutti emendamenti mirati in virtù dei quali si stravolgerebbe l'impianto del Capo I, orbitante intorno all'articolo 5, perché invece che di adozione si parlerebbe a quel punto di affidamento, e c'è una bella differenza.
In ogni caso si scanneranno tutti, con migliaia di emendamenti in ballo, su un unico articolo ( il 5 del Capo I ), con l'effetto unico di scaricare su bambini già nati ed esistenti le presunte "colpe" di padri e madri.

In mezzo a questa clamorosa pantomima, risulta che NESSUNO abbia presentato NEANCHE UN emendamento al Capo II della legge, nella quale di diritti di categorie specifiche e bambini non si parla nemmeno, ma semplicemente si passa ad abolire ex lege lo status di conviventi more uxorio, facendo piovere in testa a chi nulla chiedeva e si aspettava, un universo intero di diritti/doveri preconfezionati.
Da un lato non si capisce perché voler legiferare su un fatto privato e personale sul quale lo stato dovrebbe farsi i cazzi propri, dall'altro lato si intuisce che sullo sfondo c'è la riforma degli ISEE voluta sempre da questo governo.
Così il governo passerà fiscalmente all'incasso, prima sulla pelle delle vedove, e poi anche sulla pelle dei conviventi more uxorio, che nulla chiedevano perché nulla davano, ma nemmeno nulla costavano.
"eh no, dall'esattoria del governo ci dovete passare tutti quanti, anche se non vi avvalete di un bel niente".
E su questa porcheria NESSUNO dirà nulla, sebbene i margini per presentare emendamenti senza andare a crear problemi a dei bambini ci sarebbero.
E questo perché?
Perché dentro quel parlamento praticamente NESSUNO si è nemmeno preso la briga di leggerlo, questo cazzo di disegno di legge.
Ed anche perché qua bisogna far saltare fuori 45 miliardi di fiscal compact, nessuno ha idea di come fare, e in ogni caso nessuno tra governo e finta opposizione si è ancora posto il problema di dover essere contrari al fatto di dover pagare quei soldi.
Quindi alla fine a tutti va bene che si trovi un pretesto purchessia per creare un extra gettito non fiscalmente progressivo ( cioè sempre e in ogni caso nella logica del colpire più duro verso il basso, perché la lotta di classe viene combattuta con costanza, ma sempre e solo dall'alto, mi raccomando ), anche con queste modalità truffaldine da furto a viso aperto.


Ringraziamo sentitamente questa classe politica la cui inettitudine e mancanza di serietà è pari soltanto alla propria cocciuta e sorda inamovibilità.
Con centinaia di prove di sé stessi di questo stesso livello hanno ammazzato questo paese.

Nudi alla meta, senza un cazzo da dire.

Un articolo piuttosto illuminante, che vi rigiro come link e per esteso, e al quale mi riservo di aggiungere una breve conclusione.

La Sinistra ha paura del “patriottismo costituzionale”?
Analisi di un incontro con i parlamentari di Sel Michele Piras e Lara Ricciatti. L’impossibilità di politiche espansive rispettando i vincoli Ue e il rischio che i nuovi partiti nascenti cambino il vestito senza cambiare la testa. D’Attorre: “Costituzione sovraordinata rispetto ai Trattati”

Mi ero recato all’incontro organizzato all’hotel Progresso di San Benedetto lunedì 8 febbraio per intervistare il deputato Alfredo D’Attorre, il quale sta girando l’Italia nell’ambito di una serie di iniziative nazionali per la presentazione dell’evento “Cosmopolitica”, che si svolgerà dal 19 al 21 febbraio a Roma per la nascita di un nuovo partito della “Sinistra Italiana”. D’Attorre, fuoriuscito dal Pd, e a mio umile avviso tra le voci più sincere (e lungimiranti) dell’attuale Parlamento; l’unico dal quale ho letto espressioni come “sovranismo democratico“, “patriottismo costituzionale“, “Costituzione da sovraordinare rispetto ai Trattati Europei“, “noi siamo keynesianie anti-liberisti” e via dicendo. Purtroppo un malanno di stagione gli ha impedito di partecipare.
Ad ogni modo l’appuntamento è stato molto interessante, consentendo anche di valutare gli umori di quella parte di “sinistra”, di provincia o meno, che oscilla da Sel ad ex socialisti a ex Pd o quasi. Un rito di autoanalisi alla vigilia di un appuntamento per molti versi decisivo, nel bene o nel male.
Presenti tra i relatoti, oltre al segretario provinciale di Sel Giorgio Mancini, i parlamentari Lara Ricciatti, marchigiana, Michele Piras, sardo, e Maria Pia Pizzolante, pugliese, tra le principali organizzatrici di “Cosmopolitica”.
Molti gli interventi interessanti dei presenti, e anche io a quel punto non ho potuto fare a meno di porre degli elementi di riflessione. La molla è arrivata quanto un ex militante del Pci ha sollevato il classico tormentone neoconservatore, “abbiamo un problema di oltre duemila miliardi di debito pubblico, possiamo fare poco”.
Non è attuabile oggi una politica sociale definibile di sinistra alla quale vi richiamate – ho detto – E’ vero, come qualcuno di voi ha accennato, che siete considerati inadatti a governare semplicemente perché i vincoli della moneta unica escludono la possibilità di politiche espansive. In parole semplici: una politica di pieno sviluppo, pieno welfare e piena occupazione, è impossibile con l’euro, i Trattati Europei, i vincoli esterni, il pareggio di bilancio. Se si accettano questi vincoli, non esiste possibilità di sinistra; se non li si accettano, si deve essere preparati ad andare ad uno scontro molto duro”.
Michele Piras, nella sua risposta conclusiva, è entrato anche nel merito delle mie considerazioni. Era la prima volta che ascoltavo il deputato di Sel, persona indubbiamente acuta nella ricostruzione sociologica, economica e politica dell’Italia di oggi e a confronto con i decenni passati. Proprio perché mi è sembrata persona intelligente e attenta, credo che alcuni punti della sua risposta possano essere sottoposti ad una analisi critica, anche perché mi sembrano dei punti di vista molto condivisi da parte di Sel; di fatto si è riproposto lo schema presentato nel 2013, alle elezioni in alleanza con il Pd di Bersani, unica tornata elettorale per il Parlamento in cui si è presentata Sinistra Ecologia e Libertà. E appunto, se si intende formare un nuovo partito, questo sarebbe giustificato da nuove idee da presentare ai cittadini. Stesso cuore, testa diversa, vestiti diversi. Cambiare solo l’abito non sarebbe serio. Probabilmente sarebbe inutile.
1.
Secondo Piras non è vero che i vincoli europei e l’euro come è stato pensato già negli anni ’70 impediscono alla “sinistra” di proporsi come forza di governo rispettabile. Tuttavia la mia affermazione non è una “provocazione”, come è stata definita: è la storia a confermarlo. Brevemente: Syriza in Grecia sta attuando le politiche della Troika contro le quali aveva preso i voti dei greci; Hollande in Francia, pur non rispettando alla virgola i vincoli, ha l’euro e viaggia con una disoccupazione che sfiora da anni l’11%; la Spd in Germania all’inizio degli anni 2000 ha approvato riforme del lavoro che “facevano lavorare di più guadagnando lo stesso” (Oscar Giannino); la potente Francia di Mitterrand cestinò due anni di governo socialista per approdare a “le rigueur” nel 1983, proprio per i limiti imposti da un sistema molto più leggero dell’attuale euro (lo S.M.E.).
In questi stessi giorni il presidente socialista del Portogallo Antonio Costa ha “dovuto correggere la bozza di legge di bilancio, troppo espansiva, presentata alla Commissione solo a fine gennaio”, con interessi sui decennali aumentati del 30% in poche settimane, segno evidente di un attacco speculativo al quale è esposto senza le protezioni di uno Stato sovrano. Parliamo dell’Italia: Napolitano ha impedito la vittoria elettorale della stessa Sel nel novembre 2011, chiamando invece il rappresentante eurocratico Mario Monti, con i voti del Pd; tutti i governi di centrosinistra dal 1992 in poi sono stati improntati al rigore dei conti (più tasse, meno spesa pubblica) e a politiche sociali regressive, citate anche da Piras, come il pacchetto Treu negli anni ’90, le riforme pensionistiche.
Potremmo continuare. Questa è storia. Fingere che tutto ciò non sia avvenuto sarebbe imperdonabile. Non può essere una “provocazione”: il primo valore che chiedono gli italiani, oggi, è la verità, e la verità bisogna dare.
2.
Piras parla di una politica di “redistribuzione”: una “spending review” ma for the people, aggiungiamo noi parafrasando il socialista inglese Jeremy Corbyn. Premessa: la scelta di come allocare le risorse è un elemento distintivo di un regime parlamentare democratico. L’obbligo sancito dai trattati di rispettare certi vincoli non ha alcuna relazione con la Costituzione del 1948 e priva il popolo sovrano (articolo 1) dello strumento cardine per sviluppare la propria idea di società.
La redistribuzione, dunque, è cosa buona e giusta sia da un punto di vista economico, sociale ed etico, ma il suo effetto anticiclico sulla crisi economica è più ridotto e alle volte è nullo o addirittura negativo, specialmente in un sistema monetario come l’euro dove i movimenti di capitale sono liberi mentre la moneta è vincolata ad una sorta di cambio super-fisso (senza politiche di riequilibri tra gli Stati che lo adoperano: un sistema iper-leghista a livello europeo). E non dimentichiamo come la Commissione Europea stia spingendo per aumentare la tassazione sui consumi (Iva al 24%?) e diminuirla sul lavoro, in modo da aumentare la propensione all’export.
Non ci sembra vincente sfidare Renzi, che ha spostato risorse tassando il risparmioper finanziare i famosi “80 euro”, sostenendo di essere più efficaci in quest’opera. Piras ha accennato ad esempio al taglio della spesa degli F35 (circa 12-14 miliardi) e altre questioni del genere. Iniziative che possono essere condivisibili o meno, già occupate dal M5S, ma che non intercettano l’ideale di un sistema che tenda verso la piena occupazione.
3.
Di fatto già negli ultimi anni sono già state introdotte delle patrimoniali, a partire dall’Imu che colpisce la ricchezza immobiliare per finire alla tassazione dei risparmi al 25% dal precedente 12,5%. Gli effetti sono stati anche in questo caso regressivi, come qualsiasi aumento delle imposte in una economia in depressione. Non si capisce perché presentarsi all’opinione pubblica con la volontà di apparire persecutori, anziché liberatori e generosi; come pensare che agendo così, e promettendolo con anticipo, arrivino nuovi elettori? La Spagna di cui si parla tanto ha realizzato deficit del 10%.
L’Italia deve esigere pari trattamento e impiegare i 120 miliardi garantiti dalla Bce per le politiche “redistributive” di cui in precedenza. Piras cita Modiano  il quale, oltre ad essere un neoliberista come ben sa Piras, parla di un prelievo forzoso del 10% del patrimonio sul 10% delle famiglie più ricche per un gettito di 113 miliardi. “Equivalgono a tre/quattro manovre finanziarie” spiega Piras. Vero. Sulla carta, però.
Ripetiamolo: non è possibile tecnicamente (né auspicabile) applicare qualcosa di simile. Primo: ci sarebbe una fuga di capitali devastante (perché siamo in Eurozona, capitali liberi, cambio bloccato; con la lira sovrana l’unico effetto sarebbe una svalutazione). Secondo: in una situazione di disoccupazione e sotto-occupazione del genere, le politiche redistributive si fanno “dando” a chi non ha, prima che togliere a chi ha che, sempre, avrà modo di scaricare sui più deboli i nuovi costi. Perché voler far peggio?
4.
Piras ha accennato anche alle questioni del recupero di fondi dalla lotta all’evasione fiscale e alla corruzione. Ci si potrebbe addentrare a lungo su questi temi, a livello tecnico. Sul fatto che i “120 miliardi di evasione” e i “150 miliardi di corruzione” siano dati aggredibili, su come le crisi economiche non dipendano dal livello di evasione e corruzione. Si confondono etica e macroeconomia, che sono insiemi non sempre sovrapponibili. Per ragioni di brevità, ci esenteremo da questa analisi. Utilizzeremo una metafora: la crisi economica che si misura, più che con dati del Pil, sulla quantità di disoccupazione e sotto-occupazione esistente e si sconfigge con politiche economiche moderne e realistiche e non con promesse di buona condotta, che in quanto tali hanno un loro grado di vaghezza e irrealizzabilità.
In conclusione, bisognerà capire se l’obiettivo finale da raggiungere è quello della piena occupazione e di avere un modello sociale sviluppato al meglio delle proprie possibilità, come da Costituzione Repubblicana, oppure una versione leggermente ammorbidita dell’austerità, mantenendo la rotta decisa da Bruxelles e Francoforte per 60 milioni di cittadini ex sovrani.



In parole povere, assente per motivi di salute Alfredo D'Attorre, ma presenti i deputati Piras e Ricciatti, e la dea ex machina della giovanile di Sel, la pugliese Maria Pia Pizzolante, quindi avendo a disposizione un tavolo di relatori che si dovrebbe normalmente considerare come molto qualificato, quello che emerge è che:

- sulla crisi dell'UE i sellini non hanno un accidente di niente da dire.

- che sono rimasti completamente refrattari al discorso sul patriottismo costituzionale sul quale Alfredo D'Attorre da tempo insiste [ dovrò scrivere un post a parte per spiegare perché siano così completamente refrattari a questo concetto ]

- Piras nega che l'Euro c'entri qualcosa con questa crisi e anzi classifica questa affermazione come "provocazione", e a quel punto si lancia in proposte marginali, non strutturali, ed in parte compiutamente liberiste nel loro contenuto.

- Se Piras si sbilancia sul fronte soluzioni da mettere in campo in una maniera che non potrebbe essere definita come di sinistra nemmeno armandosi di ardito coraggio, Ricciatti e Pizzolante risultano non pervenute, non hanno nulla da dire.
Al che risulta anche lecito domandarsi perché la prima sia stata fatta eleggere deputata e perché alla seconda sia stata affidata la giovanile.

Forse che il criterio di selezione del personale politico dentro Sel è sempre e solo stato il motto "l'intelligenza fa ombra", perché non avendo altro obiettivo strategico che coprire le spalle a sinistra al PD e difendere la trincea dell'europeismo a tutti i costi, tale strategia risulterebbe completamente indifendibile da parte di qualsiasi persona di sinistra dotata di un minimo di competenza e di indipendenza di pensiero?




Riporto le foto segnaletiche di queste nullità trasformati in politicanti.
Segnateveli, perché se "dopo" i Monti e i Draghi dovranno passare per un tribunale, a questi qua in ogni caso non bisognerà mai più dare in amministrazione nemmeno un piccolo condominio in uno sperduto paesello di provincia.


Michele Piras:

Maria Pia Pizzolante:
Lara Ricciatti:

Abbiamo già sacrificato troppo della nostra libertà, del nostro futuro, della democrazia del nostro paese e dei nostri interessi come classe lavoratrice, per garantire gli stipendi di queste nullità.

ADESSO ANCHE BASTA!








lunedì 15 febbraio 2016

Questione di immaginario collettivo e di grandi narrazioni.

Quanti sinistrati conoscete?
Una proposta, per trattare quelli con i quali siete in confidenza e che hanno la volontà minima di leggere almeno un centinaio di pagine nel giro di un mesetto.
( se sono a questo livello, rispetto alla media del paese, hanno già le basi minime per potere essere quadri politici di domani ).

Stampate una copia del Manifesto di Ventotene, ed eliminate il titolo.
Poi stampate una copia di questo.

Dategli da leggere entrambi e dopo un mese domandategli per quale delle due narrazioni sia disposto a muovere il culo.

Se risponde per Ventotene, la sua anima è persa. Inutile insistere.
Se sceglie Marcos è un rivoluzionario, che ancora non lo sa. Ma dopo Marcos non c'è più spazio per Ventotene.

Sono 30 anni che hanno azzerato punti di riferimento politici, paradigmi ideali, e poi ci hanno propalato le narrazioni dei ceti dominanti.
Cominciamo a ridiffondere LE NOSTRE grandi narrazioni, che i grandi ideologi non ci mancano.
Nemmeno oggi.



Avete rotto le palle, voi, i rapporti di forza e Enrico Berlinguer!



Tutti i santi giorni mi passano sotto gli occhi frignucolamenti di gente che si costerna per il livello risibile della sinistra e perchè non c'è più Berlinguer.
Ah, Enrico di qui, ah Enrico di la.
Ci fosse stato Enrico, non saremmo sprofondati in questa merda.
Il problema, oh stolidi affossatori di sinistre, non è il leader e non è nemmeno l'unità.
Il problema è IL PROGETTO PER IL QUALE MUOVERE IL CULO.
Se il progetto è figo e la gente pensa che valga la pena muovere il culo per quel progetto, l'unità vien da sé ( e chi non si unisce scompare ) e il leader lo si trova.

Processo a Berlinguer

Mi sembra che la caratteristica di maggior rilievo della linea economica del Partito comunista italiano, durante l’ultimo decennio, sia stata quella di un adattamento alle circostanze, in una sostanziale continuità di ispirazione.
Se si prescinde, cioè, dalle polemiche contingenti, lo spirito che condusse Togliatti ad affermare, nell’immediato dopoguerra, che occorreva soprattutto occuparsi della ricostruzione persiste nelle numerose occasioni di appoggio a misure governative rivolte a fronteggiare le difficoltà complesse e continue di questo tormentato decennio.
Nei fatti, malgrado ogni diversa apparenza, può dirsi che le forze progressiste del Partito comunista abbiano accettato un’effettiva, sia pure non dichiarata, politica dei redditi.
S’intende che ciò rispondeva al fine politico di una sempre attesa, e sempre rinviata, legittimazione del Partito comunista come forza di governo.
Ma ciò non toglie che alla critica sia stata associata una collaborazione che non può essere sottovalutata, in quanto ha contribuito, a mio avviso, al superamento delle vicissitudini congiunturali, pur lasciando irrisolti i nodi strutturali della nostra economia.
Gli effetti sull’economia italiana sono stati, pertanto, quelli di un apporto di rilevante importanza a una gestione dell’economia di corto respiro, che va avanti giorno per giorno, ma senza che siano in vista traguardi plausibili.
Frattanto, la critica del cosiddetto assistenzialismo, in quanto si presta a deformazioni clientelari; il ripudio di ogni richiamo alla valorizzazione dell’economia interna, in quanto ritenuta contrastante con la “scelta irrinunciabile” dell’economia aperta; il frequente indulgere al ricatto allarmistico dell’inflazione, con apparente sottovalutazione delle frustrazioni e delle tragedie ben più gravi della disoccupazione, costituiscono orientamenti che, seguiti da una forza progressista come quella del Partito comunista, anche se in modo occasionale e non univoco, possono contribuire ad allontanare, anziché facilitare, le incisive modifiche di fondo che sono indispensabili al nostro paese.
In ultima analisi, ho l’impressione che l’acquisizione del consenso stia diventando troppo costosa, in termini di sbiadimento dell’aspirazione all’egualitarismo, della lotta all’emarginazione, dell’erosione di posizioni di privilegio: aspirazioni che si identificano in quel tanto di socialismo che appare realizzabile nel contesto del capitalismo conflittuale con il quale è tuttora necessario convivere.
Mi dispiace essere crudele, ma qua in grassetto c'è la trascrizione di quel che scrisse su L'Espresso l'11 Aprile 1982 Federico Caffè sulla politica del vostro caro Enrico.
In altre parole la sinistra oggi è quello che è proprio perchè prima abbiamo avuto il vostro caro Enrico, e voi non avete ancora fatto AUTOCRATICA sul fatto che già la sua linea politica di allora era SBAGLIATA e SUICIDA.

Finchè non sarete capaci ( nonostante i 34 anni di ritardo! ) di comprendere il senso di questa lettera aperta, vuol dire che VI MERITATE RENZI, che VI MERITATE PROPRIO QUESTA UNIONE EUROPEA, che siete la zavorra della storia.
Avete la sinistra che vi meritate!

Il problema è MIO, che ci vado di mezzo per colpa vostra.

Ah, vi meritate pure Benigni, che in fondo era coerente fin da allora, con evidente maggior coscienza di quanta non ne abbiate mai avuta voi.


sabato 13 febbraio 2016

Mi ribello, dunque siamo.



La parte che l'uomo in rivolta protegge, egli ha la sensazione di averla in comune con tutti gli uomini. È da ciò che essa trae all'improvviso la sua trascendenza. È per tutte le esistenze a un tempo che insorge il funzionario quando giudica che, da un dato ordine, viene negata qualche cosa in lui che non gli appartiene in modo esclusivo, ma che è un luogo comune in cui tutti gli uomini, anche colui che l'insulta e l'opprime, hanno già pronta una forma di solidarietà. Esiste una complicità che unisce la vittima al carnefice.

La rivolta non nasce solamente e necessariamente nell'oppresso, ma può nascere anche dallo spettacolo dell'oppressione. Esiste in questo caso un'identificazione con l'altro individuo. Non si tratta di un'identificazione psicologica, sotterfugio per mezzo del quale l'individuo sentirebbe nella sua immaginazione che è a lui che s'indirizza l'offesa (perché, al contrario, si arriva a non sopportare di veder infliggere ad altri delle offese che noi stessi abbiamo subito senza rivolta). Esiste solamente un'identificazione di destini e un prender partito. L'individuo, dunque, non è in se stesso quel valore che vuole difendere. Occorrono tutti gli uomini per costituirlo. È nella rivolta che l'uomo si supera nell'altro, e, da questo punto di vista, la solidarietà umana è metafisica. Nell'esperienza assurda, la tragedia è individuale. A partire dal movimento di rivolta, essa ha coscienza d'esser collettiva.
Albert Camus

Grazie Albert.